Racconto archetipico Giallo

C’era una volta un antico Pozzo, in mezzo ad un dimenticato deserto senza nome. Una voluminosa e solida lastra di pietra sigilla l’apertura del pozzo. Egli sa che lì sotto, proprio dentro al profondo pozzo, c’è il suo Cuore. Sa che deve andare a prenderlo, ma non è in grado di spostare l’ingombrante pietra: è troppo pesante. Tentenna nel dubbio e nello sconforto: “Forse sarebbe meglio arrendersi subito e rinunciare”, pensa. Ma non è da lui. Avrebbe soltanto bisogno di un piccolo aiuto, di un sostegno, di un conforto, di una pacca sulla spalla, per ritrovare la fiducia smarrita. Allora si ricorda della storia sulla Forza Salda del Cavaliere della GiustAzione Xangò che sta in piedi come una Montagna col Fuoco dal profondo…un enorme vulcano sopito, ma attivo al tempo stesso. Così si ferma a respirare, chiudendo gli occhi. Lenti respiri profondi e ininterrotti. Va avanti e ci riprova. Il giovane cavaliere riesce a spostare il lastrone di pietra, mentre un angolo della sua mente riflette solo per un istante che forse non è stato così difficile come pensava, in fondo. La parte più ardua, in verità, era proprio iniziare. Incomincia a scendere cautamente lungo la stretta parete del pozzo. E’ tutto intensamente buio, umido e fatalmente scivoloso. Ha una grande paura di cadere e non sa come fare a proseguire. Pensa che gli servirebbe un aiuto soprannaturale per non precipitare e spiccicarsi per sempre nel lontano fondo del pozzo! Simultaneamente, si ritrova in groppa ad un possente Drago Alato che è volato in suo soccorso, materializzatosi di punto in bianco. E’ il suo poderoso alleato e il suo prezioso compagno di avventura. Con lui ora non sente più l’odore della paura. Insieme scendono giù per il pozzo, una discesa ripida, sempre più oscura e scivolosa, che pare non terminare mai…ma finalmente toccano il suolo. Inaspettatamente, sono atterrati in una ampia Grotta, ricoperta di stalattiti e stalagmiti come una primitiva cattedrale sconosciuta. Al centro, vi è incastonata una pozza d’acqua color ocra, abissale e misteriosa, antica come la notte dei tempi. Coi sensi tutti, il cavaliere vede, sente e percepisce solo acqua e sole, assapora l’umore di terramare e si inebria del calore luminoso che proviene dalla pozza ancestrale. Come ubbidendo ad un comando silenzioso, il suo intrepido drago si tuffa con grazia infinita nel Lago cavernoso, con il cavaliere a cavallo della sua schiena. Nuotano nelle fluide profondità, seguendo e risalendo facilmente il corso del grande Fiume Sotterraneo, caldo come lava d’oro, in cui sono immersi. All’unisono provano una sensazione di benessere liquido fluente, come fossero un sol pesce fiducioso nel suo elemento naturale. Dopo un tempo senza tempo durante il quale si lasciano trasportare dal flusso lavico scorrevole, emergono all’interno di un’altra grotta, ancora più ampia della prima. Qui, nonostante l’oscurità, aguzzando la vista riescono a scorgere da lontano un imponente e regale Castello medievale ornato da numerose torri, guglie, pinnacoli e bandiere multicolori. La segreta fortezza sembra ergersi ai piedi di una vasta catena montuosa, circondata da secolari foreste oscure. Tutto è come avvolto e offuscato da una nebbia impalpabile, una sorta di fumo biancastro come la bruma del mattino alla prima alba. E’ bellissimo, pare un sogno: il suo sogno. Non sa perché, ma il cavaliere ha la certezza di sapere che tutto lì dentro giace immobile come il marmo da tempo immemore: ogni singola pianta, animale, persona del castello è addormentata, forse a causa di un fatale incantesimo, di un passato maleficio. L’eroico drago si lancia al galoppo-volo, sempre con il giovane come cavaliere, verso quella visione ammagliante. Quando si avvicinano al castello, si ritrovano intrappolati in mezzo ad un fittissimo ginepraio di grossi rovi ed enormi spine acuminate. In quell’istante, il cavaliere si accorge di impugnare una magnifica spada di straordinario potere: è la Spada di Giustizia e Verità. Con essa, lui ed il suo fedele drago si fanno strada liberandosi degli intricati rovi. Sono veloci, decisi ed abili, tuttavia durante l’intensa bonifica una grossa spina graffia intimamente la guancia sinistra del giovane, facendogli sgorgare copioso Sangue scarlatto. Anziché spaventarsi e bloccarsi, egli d’istinto beve avidamente il suo stesso sangue, dolce e splendente come un rubino prezioso. Ora si sente più determinato e coraggioso che mai e insieme al suo inarrestabile destriero riesce a raggiungere il castello incantato. Qui si trovano di fronte ad un imponente ponte levatoio, ed il castello è circondato e protetto da un profondissimo fossato, brulicante di mastodontici alligatori con scaglie acuminate come lame: sono i guardiani della soglia del reame. A quella spaventosa vista, il cavaliere, improvvisamente affranto, barcolla nell’incertezza, quand’ecco una voce telepatica arrivare dal suo valoroso drago: quelle creature terrificanti non sono loro nemici. Anzi. Immediatamente, li vede allinearsi con precisione e velocità uniche uno dietro l’altro, a formare una lunga scala che dal fossato si solleva contro le prominenti mura del castello fino alla cima, permettendo così ad entrambi di salire lungo i loro dorsi corazzati, luccicanti come smisurati diamanti. Drago e cavaliere raggiungono così il torrione più alto e si ritrovano sulla sua sommità, travolti e scossi da un violento vento impetuoso ed incessante. Socchiudendo gli occhi con resistente tenacia, riescono ad intravedere una Bandiera, la più elevata e maestosa, quella più solenne di tutte le altre. Il suo colore è di un tono purpureo denso e brillante come il medesimo rubino del sangue che scorreva poco prima sulla guancia ferita del cavaliere. Al centro vi è effigiato un regale Cuore D’Oro, circondato da una sottile corona irradiante affilati raggi di sole. Col naso all’insù, il cavaliere tenta di afferrare il senso e la seducente magnificenza di quell’emblema, quand’ecco comparire d’improvviso accanto al vessillo – come una magica apparizione sospesa per aria – un’enorme Freccia Verde fatta di rami e foglie dell’albero sacro delle Foreste Arcane. Naturalmente indica una direzione ben precisa e, naturalmente, il cavaliere ed il suo nobile alleato la seguono prontamente. Essa li conduce nella segreta stanza della torre più inaccessibile, diventata ormai invisibile ai non-degni. Al centro dell’ampia camera, illuminata dalle alte finestre a volta, giace la bella addormentata. E’ dolcemente distesa sul suo candido e immacolato letto: il suo sepolcro ed il suo trono al contempo. Il fidato drago si avvicina con deferenza alla sacrale tomba e lì accanto si blocca chinando il capo; il giovane smonta dalla sua schiena e lentamente fa il giro del talamo fino a ritrovarsi dall’altro lato. Si ferma. Osserva con rispettosa attenzione. Poi, come in un rituale sapientemente padroneggiato in un tempo remoto, incomincia a sciogliere i lacci che tengono legati stretti i piedi della bella dormiente. Di seguito, si dedica ai polsi imprigionati allo stesso modo. Una volta terminato il suo compito di scioglimento, si rivolge al collo della Principessa. Qui non vi trova capestri, bensì una spessa catena di metallo chiusa da un pesante lucchetto d’argento. Si sofferma. Osserva di nuovo. Un battito di esitazione. Pacatamente, una lontana consapevolezza gli sussurra di frugare nelle proprie tasche. Immediatamente trova ed estrae una robusta Chiave d’Oro. La solleva con sicurezza, sebbene abbia l’impressione che le sue mani stiano tremando impercettibilmente, almeno un poco. Il cavaliere infila la chiave nella serratura e gira, risoluto.

Libera. Sono libera!