Chiusure e nuove possibilità

Si chiude un altro, ennesimo ciclo. Un anno particolarmente potente a livello collettivo e, naturalmente, individuale. Un anno durante il quale siamo stati tutti chiamati, o meglio, costretti a “darci una svegliata”, ad aprire gli occhi, a vedere un po’ meglio ed oltre i nostri piccoli individualismi. Obbligati a metterci in gioco in un modo o nell’altro. A confrontarci con le nostre paure e le zone d’ombra più oscure, con tutto ciò che abbiamo rifiutato di affrontare, fino ad ora. Non ci è dato scegliere che cosa accadrà, ma di certo è in nostro potere scegliere come comportarci di fronte a ciò che (ci) accade. Rinnegare o maledire questo 2020 – come suggeriscono numerose immagini che girano sul web – trovo che sia un ennesimo atto di de-responsabilizzazione nonché di mancata occasione per tutti noi.  Ringraziamo, piuttosto, anche questo anno in chiusura per tutte le possibilità che ci ha donato, comunque, come la grande opportunità di cogliere in verità ciò che vogliamo, possiamo e dobbiamo cambiare e trasformare nelle nostre vite e, di riflesso, nel mondo. In effetti, il 2020 ci ha dato una bella lezione di umiltà, di cui avevamo bisogno da tempo. Stiamo iniziando a pagare il prezzo di una società basata sui dis-valori di iniquità, diseguaglianza, ingiusta, violenza, ignoranza, profondissimo disequilibrio a tutti i livelli. Il 2020 ci ha mostrato in tutta la sua cristallina chiarezza la fallacia del nostro antropocentrismo distruttivo da delirio di onnipotenza; ci ha palesato al contrario la nostra presenza terrena così fugace e fragile, nonché la nostra piccolezza e impotenza se ci pensiamo come soli e separati, anziché guardare il quadro generale, riconoscere il sacro cerchio della vita tutta di cui facciamo semplicemente parte. Ci ha offerto la possibilità di ristabilire l’equilibrio naturale che abbiamo spezzato (tra sacro e terreno, tra vita e morte, tra uomo e natura, tra uomo e divino). Questo anno doloroso ci ha insegnato ciò che è veramente importante nella vita, ci ha indicato la necessità impellente di cambiare paradigma sociale e di passare dalla cultura dell’individualismo e dell’egoismo, del predominio e della violenza sulla natura ai valori universali della solidarietà e della fratellanza, ci ha mostrato quanto siamo collegati gli uni agli altri, quanto possiamo essere formidabili e veri insieme, e che tutto ciò che facciamo si riflette inevitabilmente su ogni parte del pianeta con tutte le sue vitali risorse ed i suoi abitanti (umani e “naturali”).

Invece che continuare a chiedere ed esigere, a pretendere come ci fosse tutto dovuto, perché non iniziare a ringraziare per ciò che siamo e abbiamo? L’atto della sincera gratitudine è di per sé profondamente rivoluzionario e potentemente creativo. Attiva la volontà purificata ed il viaggio verso la reale libertà e compimento/realizzazione dell’anima. Ed essere sinceramente grati per tutto ciò che già abbiamo, nonché per la vita stessa, non significa affatto ignorare difficoltà e problemi di sorta, quanto piuttosto affrontarli in un’ottica diversa, nuova. Che senso ha discettare di spiritualità se poi non siamo in grado di applicare quei valori nel quotidiano del mondo ordinario? Il vero vivere consapevole, al contrario, contempla proprio la capacità di saper portare concretamente gli insegnamenti del piano spirituale/sottile nel mondo materiale/ordinario. Sacralizzare la realtà materica attraverso la materializzazione dello Spirito. Pertanto, iniziamo almeno con lo scegliere di abbandonare sentimenti egoici di ingratitudine e ingordigia per accogliere al loro posto valori umani nobili ed edificanti. E’ una scelta, ed è solo nostra. Non dipende dagli altri né dagli eventi esterni, ma solo dal nostro reale senso di responsabilità, in primis verso la nostra stessa esistenza e ciò che vogliamo farne.

Svelata ogni illusione, ogni menzogna, svelato ogni inganno e falso mito, ogni attaccamento, paura ed identificazione (veli dell’ego quasi sempre indotti e inconsapevoli), ciò che rimane è la Sacra Bellezza/Grazia della Vita. Bellezza/Grazia che è Oltre ogni forma di dualismo. Dualismo assolutamente necessario proprio per l’alchemica operazione di svelamento, personale e universale. Perché la verità è sempre paradossale (due realtà opposte/diverse vere simultaneamente), altrimenti non è verità. Buio e luce. Sofferenza e gioia. Paura e coraggio. Perdite e conquiste. Morti e rinascite. Insieme, indissolubilmente unite. Il simbolo del Tao ne è la suprema immagine archetipica.

Nel processo/istante (si sperimentano entrambi come simultanei) del disvelamento, tutto ciò che resta è, davvero, questa incomprensibile quanto incommensurabile Grazia; e la Gratitudine profonda del cuore emerge come un canto antico inarrestabile . “E’ una follia, non è possibile!” – la mente vacilla, non osa, non comprende. Infatti, il processo del disvelamento non può compiersi attraverso lo strumento della mente razionale, non è il suo campo. E’ solo e soltanto grazie ad uno stato di coscienza altro che cogliamo il dono di vedere Oltre il velo delle illusioni di questo mondo/piano duale.

Ma è esattamente nel viaggio oltre-tomba dentro di sé che si manifesta l’abbagliante verità della vita nella sua disarmante ed assurda semplicità/complessità. Ed allora anche la solitudine è grazia, il bisogno è grazia, la caducità è grazia, la sofferenza è grazia, la prova è grazia, la fragilità è grazia, il vuoto è grazia, la morte è grazia, Tutto, ma proprio tutto ciò che E’, è grazia…che è vita, dono, sacralità, natura, essenza, unità, amore, luce, anima, spirito, che E’ (qualunque nome sentiamo più adatto per noi stessi).

In questa esperienza mistica di profonda connessione con il Tutto, ogni aspetto dell’esistenza ha senso ed è utile da un punto di vista evolutivo universale in un modo che la ragione non è in grado di comprendere. La verità è ciò che è utile ci ricorda il Buddha. Ed ecco il paradosso. Come può la sofferenza e ciò che sperimentiamo come “male” o danno essere giusto e addirittura essere grazia? Se è vero che il creato è opera divina, sacra, allora ogni esperienza è sacra e divina, comprese le dure prove che ci troviamo ad affrontare. Dipende da quale punto di osservazione guardiamo agli eventi, personali e collettivi. Luce e ombra sono sì distinte, ma non separate. Così, ogni singolo evento e situazione delle nostre vite ha qualità e caratteristiche differenti, ma non sono eventi separati dall’Uno dell’esistenza. Dipende dal livello di consapevolezza col quale li osserviamo e da ciò che ne facciamo. Male (ciò che non è utile) e bene (ciò che è utile) sono semplicemente due aspetti differenti ma non disgiunti della medesima realtà. Inoltre, la Vita cerca sempre di mantenere l’equilibrio naturale essenziale e dove questo viene spezzato, si muove in direzione di ripristinare questa unione ed equilibrio universali appunto. L’Unità è la risposta; l’Equilibrio è tutto; il Contesto è imprescindibile; il Modo fa la differenza; la Consapevolezza è vitale.

Ed allora, soltanto in questo particolare ed ineffabile stato di coscienza, nel sacro momento della preghiera (unione estatica con il mio Spirito divino, l’Uno immanente), in cui è possibile cogliere questo splendente quanto terrificante insight (conoscenza diretta e immediata di ordine non concettuale e di un altro piano di percezione della realtà), che tutto alleggerisce e fa spiccare il volo verso altezze profondissime, allora non si può far altro che ridere e ridere di gioia e comprensione illuminata che Tutto accoglie, come Donnie Darko nel suo (ultimo) risveglio di morte e rinascita. Siamo nel Vuoto mistico dove tutto E’ (possibile) come co-creatori del Tutto di cui siamo parte. Vi siete mai chiesti come mai nei testi mistici e sacri sono così presenti i termini di “gioia” e “sorriso” e “canto” e i concetti di leggerezza, luce e quiete del cuore? Ridere è considerata un’arma divina secondo le filosofie orientali, l’umorismo e la capacità di non prendersi troppo sul serio sono alcune delle tipiche caratteristiche del vero saggio o mistico, di colui che sa perché ha visto Oltre (i veli del mondo terreno).  Solamente chi ha esperito in prima persona questo genere di consapevolezza profonda è in grado di capire fino in fondo ciò di cui stiamo parlando e le sue implicazioni.

Per accorgersi altresì che i vari maestri di ogni epoca (quelli veri ovviamente) sono (stati) necessari per comprendere che non abbiamo (più) bisogno di maestri, perché l’unico vero maestro è la voce della mia Anima che è anche l‘Anima Mundi. Lo Spirito è la medesima scintilla che tutto accende, la fiamma è la singola Anima che si manifesta nell’unicità condivisa del Vuoto pieno di tutto ciò che E’, il Tutto olografico della creazione co-creata.  Comprendiamo allora che abbiamo bisogno anche della sofferenza per la nostra evoluzione, ma, allo stesso tempo, che forse non è (sempre) necessaria. Perlomeno può non esserlo, se ci risvegliamo dal lungo sonno cieco senza sogni che chiamiamo “civiltà” con tutti i suoi inganni. Una inciviltà che mistifica l’esistenza dell’Anima, che deride la forza del Cuore, che nega la sacralità dell’esistenza in ogni sua manifestazione proprio attraverso la brutale de-sacralizzazione di ogni singolo aspetto dell’umano e della vita sulla Terra. Per poi, ipocritamente, propinare religioni e teorie scientifiche di ogni genere e dogmismo (de-sacralizzate, appunto) come forme di controllo e manipolazione collettiva, deprivandoci lentamente ma inesorabilmente di ogni forma di vera libertà e auto-coscienza. Non dimentichiamoci che Libertà equivale a Responsabilità. 

E noi, che ruolo abbiamo in tutto ciò? Continuiamo a delegare la responsabilità della nostra vita a chi esattamente, e in nome di quale mancanza di coraggio e di comodità apparente? Certo, è più facile non prendere decisioni e non scegliere da che parte stare, lasciare che siano altri a decidere per noi, per poi essere anche convinti di essere liberi, magari perché possiamo acquistare “liberamente” ciò che pensiamo di volere per esempio (quando il lavaggio del cervello di massa ci ha già spinto a comprare qualcosa che non abbiamo mai veramente scelto autonomamente). Ma guai a pensarlo, figurarsi a dirlo. Siamo tutti liberi e intelligenti e preparati, certo. “A me no, non può capitare. Io sono migliore, io sono diverso”. E lo dimostriamo tutti i giorni quando ci chiudiamo nel nostro misero piccolo orticello di erbacce, voltandoci dall’altra parte, facendo finta di non vedere e non facendo nulla di utile e costruttivo per un bene collettivo più ampio. E’ più comodo, invece, puntare il dito all’esterno e giudicare continuamente gli altri, accusandoci l’un l’altro con tale facilità e consumandoci nell’infinita lagna delle lamentose lamentele sugli altri e su questo mondo così brutto e cattivo (che intanto abbiamo contribuito a creare con il nostro egoismo vanesio). Tutto ha un prezzo da pagare, tutto. Quanto siamo disposti a pagare per questa fatale de-responsabilizzazione delle nostre vite e delle nostre scelte?

Creiamo e possiamo vedere solo quella porzione di realtà che siamo in grado di accettare e comprendere. Ed è, anche questa, una scelta, così come lo sono la paura e la sofferenza, in qualche modo. In tal senso, facciamo ciò che possiamo, in base a dove ci troviamo a livello evolutivo delle nostre anime. Siamo ciò che siamo. E possiamo ciò che siamo. Eppure, allo stesso tempo (di nuovo il paradosso), possiamo fare di più ed essere migliori di ciò che siamo.  Questo il viaggio evolutivo della coscienza, viaggio individuale e collettivo insieme.  Probabilmente non è per tutti, ma solo per coloro i quali la cui anima è pronta e “per chi ha occhi per vedere e orecchi per intendere”.

“Quando la tua Anima è pronta, lo sono anche le cose” (W. Shakespeare).

E tu, quale contributo vuoi lasciare in questo folle mondo, qual è la tua parte in questo grande gioco, quale testimonianza della tua vita vuoi lasciare a imperitura memoria del tuo passaggio qui?

Che sia Luce, Gioia, Leggerezza, Gratitudine e Grazia nonostante tutto, anzi proprio sopra a tutto, ché queste sono armi dei veri Guerrieri del risveglio – e che sia un vero, rinnovato inizio. Dipende da ciascuno di noi. Nessuno escluso.

“SII IL CAMBIAMENTO CHE VUOI VEDERE NEL MONDO” (GANDHI)

Non esiste alcuna risposta né verità assoluta né via predeterminata. Che ciascuna Anima compia il proprio viaggio e trovi la propria risposta, verità, via. Buon Viaggio del risveglio!